Perché devo fare la tesi?

Normalmente la tesi viene intesa come l'ultimo passo che conduce al conseguimento del titolo di studio. Visto in questa luce il tutto assume una terribile aura di costrizione: senza la tesi non si chiude il proprio percorso in Accademia. Vero, ma questo aspetto è una conseguenza, un dettaglio. La tesi è soprattutto una grande opportunità. L'autonomia che vi viene offerta e il rapporto con il relatore sono gli elementi attraverso i quali potete conseguire una reale misura di quel che siete realmente in grado di fare. Non mi sembra poco, visto che dopo la tesi incontrerete più spesso delle condizioni dove vi verrà richiesta una seria valutazione delle vostre possibilità e dei vostri reali strumenti, sia che voi vi dirigiate verso il mondo del lavoro, sia che vi apprestiate a iniziare un ulteriore livello di studi.

Quanto tempo mi serve per fare la tesi?

Dalla mia esperienza posso dire che ogni tesi è una storia a sé sul piano della durata. Varia in base all'argomento, al candidato, anche -sembra strano- in base alla sessione; seppure, con l'introduzione dei Crediti Formativi Accademici (CFA) l'Accademia ha permesso ai vari corsi di indirizzo di quantificare l'attività di tesi in termini di ore di lavoro.
Un CFA corrisponde a circa 25 ore di lavoro. L'impegno per la tesi, come potrai verificare nel tuo piano di studio, viene quantificato in 12 CFA: 25x12=300 ore di lavoro. Se si lavora alla tesi per 5 ore al giorno, dal lunedì al venerdì, si dovrebbe quindi riuscire a concludere il proprio lavoro in 12 settimane. Un esempio concreto: se ci si intende diplomare nella sessione estiva i lavori non devono iniziare dopo febbraio.

Che cosa contraddistingue la tesi in Accademia?

La tesi in Accademia prevede, con alcune variazioni relative agli ambiti disciplinari dei diversi indirizzi, la discussione di un saggio scritto e la presentazione di opere relative al proprio indirizzo di studio. Due tesi? Non proprio. Le due cose dovrebbero rappresentare un insieme coerente.

Va ricordato, infatti, che la prova finale di tesi in Accademia “consiste nella discussione di un elaborato sviluppato dallo studente su un argomento coerente con gli obiettivi formativi e con i linguaggi specifici del proprio percorso di studi.[...] Qualora lo sviluppo dei contenuti della prova finale coincida strettamente con un progetto artistico, coerente con l'indirizzo di studi, che approfondisca le metodologie e i linguaggi di una o più discipline, l'impostazione teorica del lavoro proposto sarà evidenziata elaborandone i contenuti criticamente o storicamente. Qualora l'argomento della tesi conduca a studi e ricerche svincolati dalla necessità di un rapporto evidente con la produzione artistica, questa sarà rappresentata da una selezione di opere già compiute durante il triennio, allestite o documentate liberamente dallo studente senza alcun obbligo di produrre ulteriori elaborati artistici per la prova finale di diploma” (vai al Regolamento didattico).

La tesi di diploma in Arti visive e Discipline dello Spettacolo con indirizzo in Decorazione prevede, dunque, due possibili percorsi:

  1. la presentazione della ricerca autoriale del candidato attraverso un saggio storico-critico (tesi scritta) coerente con una o più opere concordate con i docenti del corso di indirizzo e realizzate a tale fine, come saggio finale;
  2. una tesi storico-critica (tesi scritta) accompagnata da una selezione delle opere prodotte dal candidato nel suo percorso di studi (ma preferibilmente nel corso dell'ultimo anno) e concordata con i docenti del corso di indirizzo.

Devo fare un portfolio per presentare il mio lavoro alla discussione della tesi?

Il corso di Decorazione richiede che le opere siano accompagnate da un portfolio relativo al progetto di tesi presentato e alla propria produzione di ricerca. Il Portfolio può essere una sezione interna alla tesi scritta o può articolarsi in una pubblicazione che la affianca. Il portfolio, nei contenuti e nella sua articolazione, va concordato con i docenti dell'atelier di indirizzo.

Il portafoglio può essere articolato nella massima aderenza ai propri linguaggi espressivi, ma deve riportare nel frontespizio e in copertina i seguenti dati:

  • Logo dell’Accademia di Belle Arti di Venezia 
  • Accademia di Belle Arti di Venezia
  • Corso di Diploma di Primo (o Secondo) Livello in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo
  • Indirizzo in Decorazione
  • Candidato: Nome Cognome 
  • Docenti del corso di Decorazione: Nome Cognome 
  • Anno accademico

Che differenza c'è tra una tesi compilativa e una tesi di ricerca? 

Un argomento si può trattare attraverso una tesi di ricerca, contribuendo a sviluppare soluzioni innovative o risultati utilizzabili negli ambiti di indagine scelti, o attraverso una tesi bibliografica (o compilativa), che è orientata alla raccolta e all'organizzazione di una selezione -più o meno estesa- dei testi e dei materiali esistenti sull'argomento indagato.

Solitamente questi due approcci accompagnano rispettivamente le tesi di primo e di secondo livello.  

Cosa fare per iniziare?

Prima di procedere alla stesura della tesi il candidato deve stabilire con il relatore, oltre all'argomento, anche le fasi per la redazione. Definiti l'argomento e la tempistica il candidato dovrà:

  1. svolgere una prima ricerca bibliografica,
  2. scrivere una breve scheda introduttiva che preveda:
    1. definizione del problema da affrontare,
    2. rapida rassegna delle soluzioni esistenti (lo stato dell'arte) e
    3. informazioni sulle metodologie che si intendono usare per affrontare il problema.
  3. organizzare un progetto di lavoro definendo un titolo e un indice redatto in forma di sommario (un brevissimo riassunto per ogni punto).

Questo favorirà una maggior chiarezza degli obiettivi che intendete raggiungere, oltre che garantirvi una maggiore disponibilità da parte del relatore.

Quanto deve essere lunga una tesi?

La parte scritta della tesi di primo livello deve essere, orientativamente, non inferiore alle 40 cartelle (escluse introduzione, conclusione, immagini e bibliografia).
La tesi di secondo livello, che -è bene ricordarlo- prevede un coinvolgimento attivo dello studente dal punto di vista critico e analitico in relazione al proprio ambito di ricerca, richiede quindi originalità di contenuti. La sua lunghezza non può essere, ancor più che nel caso della tesi di primo livello, predeterminata quindi su standard generali. Il limite minimo delle 40 cartelle può quindi essere applicato, come puro riferimento statistico, anche in questo caso.

Cosa si intende con “cartella”?

Cartella editoriale: pagina di 30 righe di circa 1.800 - 2.000 battute (vanno incluse le spaziature e la punteggiatura).

Com'è composta la tesi?

La testi è strutturata come segue:

  1. copertina 
  2. frontespizio 
  3. indice 
  4. testo 
  5. fonti iconografiche (e appendici eventuali)
  6. bibliografia 
  7. sitografia eventuale.

Copertina e frontespizio

La copertina ed il frontespizio devono riportare i seguenti dati:

  • Logo dell’Accademia di Belle Arti di Venezia 
  • Accademia di Belle Arti di Venezia
  • Corso di Diploma di Primo (o Secondo) Livello in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo
  • Indirizzo in Decorazione
  • Titolo della tesi e eventuale sottotitolo
  • Candidato: Nome Cognome 
  • Relatore: Nome Cognome 
  • Anno accademico

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Scarica un esempio di frontespizio

Indice

L’indice comincia a pagina nuova e dispari. L’indice viene posto dopo il frontespizio, solitamente inizia con la numerazione di pagina n. 3 ed ha il seguente formato di testo: titoli dei capitoli a sinistra, numerazione di pagina relativa a destra.
Il titolo dei capitoli è seguito da una riga bianca rispetto al successivo titolo di capitolo o titolo di paragrafo.
I titoli dei paragrafi sono preceduti dalla eventuale numerazione in numeri arabi (1punto spazio titolo). Al termine dell’elencazione dei paragrafi lasciare una riga bianca prima del successivo titolo di capitolo.

Testo

Il testo deve avere:

  1. carattere e stile leggibili; corpo del testo, dell’indice, della bibliografia e delle appendici eventuali delle stesse dimensioni; 
  2. le citazioni infratesto (citazioni più lunghe di tre righe e perciò messe separate dal testo) e le note con una dimensione del font inferiore rispetto al corpo del testo;
  3. numerazione di pagina progressiva per l’intero elaborato.

I capitoli cominciano a pagina nuova e dispari. Invece i paragrafi e i sottoparagrafi sono in continuazione nel capitolo relativo.
La numerazione dei paragrafi è in numero arabo seguito dal punto e da uno spazio bianco prima del titolo del paragrafo.

Nel testo vengono utilizzati i caporali o sergentine «…» oppure le virgolette inglesi “apri …. chiudi” per dare enfasi all’espressione o per le citazioni nel testo. Inoltre se nel corso di una citazione riportata nel testo si apre un’altra citazione, per questa citazione interna si adotterà la seguente soluzione: “…‘…’…” oppure «…‘…’…», mentre le eventuali citazioni interne a una citazione infratesto, queste andranno tra “…”.

Testo: Citazioni

Devo sempre citare se quel che scrivo l'ho tratto da un testo?
Ovviamente si. La tesi necessita di apparati, citare le fonti non significa quindi, banalmente, riconoscere all'autore quel che gli spetta di diritto, ma rappresenta la condizione necessaria alla valutazione stessa della tesi.
Come si cita?
E' preferibile che la citazione vada in nota solo nel caso in cui il testo non sia in bibliografia. Nel caso in cui il testo non sia in bibliografia vanno applicate le stesse regole in nota (vedi il paragrafo “Bibliografia”). Nel caso in cui il testo a cui ci si riferisce sia in bibliografia adotta una delle seguenti soluzioni:

  1. Calvino (1972), per voce di Marco, sostiene che: “L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio” (p.82).
  2. “Citazione” (Calvino 1972, p.82).

La scelta di abbreviare i riferimenti ai lavori citati dando solo nome e anno di (prima) edizione evita inutili appesantimenti e rende più facile il recupero delle informazioni. Come già detto, i dati completi dei lavori citati verranno riportati nella bibliografia generale.
Se le citazioni sono brevi (meno di tre righe di testo) possono essere inserite nel corpo del testo ponendole tra virgolette “…” oppure «…».
Se invece si tratta di citazioni più lunghe, queste saranno citazione infratesto, e verranno editate in questo modo:

  1. saranno precedute e seguite da una riga bianca, 
  2. avranno dimensione del carattere inferiore rispetto al testo, 
  3. con rientri di paragrafo di almeno 0,5 in entrambe i lati. 

Non vanno usate virgolette o caporali, mentre le eventuali citazioni interne a una citazione infratesto, come già detto, andranno tra “…”.
E' importante, al fine di una migliore leggibilità, lasciare una riga anche tra la fine della citazione e l’inizio del paragrafo successivo. Alla fine della citazione in parentesi tonda segnalate il rinvio bibliografico, come esemplificato nel precedente esempio. I riferimenti bibliografici vengono riportati in parentesi tonda nel corso del testo con il formato: (Cognome, anno, p. / pp. ) e così pure per i riferimenti sitografici il formato è: (<http://www.qro.unisi.it/frontend/>); se invece i riferimenti sono numerosi e se, soprattutto, danno luogo ad ulteriori annotazioni, allora bisogna aprire una nota al posto del relativo riferimento nel testo e scrivere lì le annotazioni in questione.
Come faccio a citare solo la parte del testo che mi interessa?
Eventuali puntini di ellissi “...” all’inizio e/o alla fine della citazione verranno introdotti se l’inizio o la fine della citazione non coincide con l’inizio o la fine della frase citata.
Eventuali tagli interni al testo citato verranno espressi attraverso tre puntini di ellissi tra parentesi quadre: [...]. La punteggiatura che precede o segue immediatamente il luogo soppresso va conservata solo quando è necessaria alla comprensione del brano e comunque ogni citazione andrà chiusa con punteggiatura esterna (es.: ”. e non .”). Nelle citazioni di testi poetici i versi si dispongono rispettando le righe, i segni e l'impaginazione dell’originale.

Testo: Note

Come inserisco le note?
Per una migliore leggibilità è preferibile che le note siano a piè di pagina e numerate con cifre arabe.
Non utilizzare le note per i riferimenti bibliografici e sitografici, che vengono messi nel corso del testo o in fondo alla citazione infratesto, in parentesi tonda.
La numerazione delle note riparte da 1 per ogni capitolo.
Nel testo, il rinvio di nota verrà espresso con un numero arabo in apice accanto alla parola annotata, prima dell’eventuale punteggiatura e dopo l’eventuale parentesi chiusa.

Il “Cfr.” (confronta) in nota è da utilizzare quando si rinvia genericamente ad un testo e non quando il testo viene citato.

Testo: Maiuscole e minuscole

Regole generali
L’uso del maiuscolo/minuscolo si uniforma in generale allo standard della grammatica italiana, per cui la maiuscola andrà usata dopo il punto fermo, dopo i puntini di sospensione quando la frase che li precede è conclusa, dopo il punto interrogativo e il punto esclamativo conclusivi. Per gli altri casi, ci si conforma alla regola generale di usare l’iniziale maiuscola con parsimonia per i nomi comuni e con regolarità per i nomi propri.

Nomi propri
Si usino le maiuscole per i nomi propri di persona (Giuseppe Verdi) e anche di animale (Melampo in Pinocchio), ma si rispettino le minuscole delle particelle “de” e “di” dei cognomi (de Martino, di Nola). Quest’uso va mantenuto anche nelle bibliografie.

Appellativi e soprannomi
Si usi la maiuscola solo per gli appellativi che identificano univocamente un personaggio: Alessandro il Grande, Lorenzo il Magnifico, ma si conservi il minuscolo per i titoli: la dottoressa Rossi, l’avvocato Bianchi, santa Francesca, il conte Rispoli.

Nomi geografici
Il nome comune andrà con l’iniziale minuscola e quello proprio con l’iniziale maiuscola se il nome comune si può omettere: l’oceano Atlantico o l’Atlantico, il fiume Tevere o il Tevere. Andrà invece con l’iniziale maiuscola anche il nome comune se la sua presenza è obbligatoria, se cioè è parte integrante del nome: il Fiume Giallo (non il Giallo), il Monte Bianco (non il Bianco).

Punti cardinali
Si scrivono con l’iniziale maiuscola se indicano un’area geografica, con la minuscola se invece indicano una direzione di movimento. Quindi: l’Italia del Nord, il Settentrione francese, il Mezzogiorno; ma: si diresse a nord di Pavia, a est di Roma.

Vie, piazze, chiese, monumenti
Di regola, si usa il minuscolo per il nome comune: via Mazzini, piazza Dante, basilica di San Pietro; ma si usa il maiuscolo per quei casi in cui il nome comune connota l’edificio in modo sostanziale, spesso unito ad un aggettivo: Palazzo Ducale, Ponte Vecchio, Porta Romana.

Istituzioni, organi giuridici, enti, associazioni
Di solito si pone in maiuscolo solo l’iniziale della prima parola: Banca nazionale del lavoro, Università degli studi di Firenze, Partito liberale italiano, Facoltà di lettere e filosofia.
L’iniziale maiuscola viene però estesa a quei casi in cui le parole successive sono aggettivi qualificanti: Biblioteca Vaticana, Biblioteca Laurenziana.
Si indicano con l’iniziale maiuscola gli organi ufficiali di uno Stato e i suoi organismi: lo Stato, la Costituzione, la Regione Piemonte, il Comune di Bologna. Anche la Chiesa come istituzione va in maiuscolo.

Popolazioni
Si indicano sempre con l’iniziale minuscola tutti i nomi di popoli, nazioni, gruppi etnici, sia storici sia contemporanei: gli etruschi, gli italiani, i parigini, i calabresi, i kuna, i bororo, gli apache.

Epoche e avvenimenti storici, documenti ufficiali
Iniziale maiuscola per le epoche: il Rinascimento, il Medioevo. Iniziale maiuscola per i documenti storici: la Magna Charta, la Bolla d’oro. Iniziale minuscola per gli eventi, i patti, i trattati: la prima guerra mondiale, il patto di Varsavia, il trattato di Campoformio, la rivoluzione francese.

Secoli, anni, decenni
Iniziale maiuscola per i secoli, gli anni e i decenni espressi in lettere: il Quattrocento, l’Ottocento, il Sessantotto, gli anni Venti.

Correnti artistiche e letterarie, movimenti, religioni
Tendenzialmente si preferisce l’iniziale minuscola: il cristianesimo, il manierismo, la scapigliatura.

Testo: Corsivo

Saranno in corsivo tutti i titoli citati nel corso di un testo, si tratti di titoli di libri, di capitoli, di saggi contenuti in riviste o raccolte, di poesie, di opere d’arte (musicali, quadri e sculture). Quindi: “Nella Dansa di Narcís Pasolini riconosce...”; “nei vv. 4-6 de Il nini muàrt del suo volume Poesie a Casarsa, Pier Paolo Pasolini ...”; ma anche La nona ora di Maurizio Cattelan, la Quinta sinfonia di Beethoven.
Vanno inoltre in corsivo parole straniere o dialettali di uso poco comune, recente o di limitata diffusione: ciampanis, open source, stickers.
Il corsivo viene utilizzato anche per evidenziare o enfatizzare parole o espressioni del testo. Per questo genere di enfatizzazione va evitato nel modo più assoluto l’uso del grassetto, del sottolineato o del maiuscolo.

Testo: Numerali

I numeri vanno indicati preferibilmente in lettere, a meno che non formino una parola troppo lunga. Si indicano però solitamente in cifre quei numeri che veicolano un’informazione di tipo statistico o quantitativo. Quindi: tre uomini, cento oggetti, 940 soggetti, il 3 per cento della popolazione. Si noti che l’indicazione di percentuale viene data per esteso (per cento) nel testo, ma con il simbolo % nelle tabelle.
Nei rinvii continuati a numeri di pagine si indicheranno sempre per esteso la pagina iniziale e quella finale, senza riduzione del secondo numero: pp. 125-126, e non 125-26 né 125-6. Per gli anni è consentita la riduzione della data finale: 1915-18, a meno che la penultima cifra sia 0, nel qual caso si riporteranno la data iniziale e quella finale senza riduzioni: 1905-1907. La numerazione romana sarà sempre in maiuscolo (XIV secolo).

Testo: Date

Il giorno e l’anno saranno in numeri arabi, il mese in lettere minuscole: 24 giugno 1963. Se si indica l’anno in forma ridotta sarà preceduto dalla preposizione “del”: il 20 febbraio del ’70. Si noti che quando l’anno viene indicato in forma ridotta sarà preceduto da un apostrofo ’ e non da una virgoletta semplice aperta ‘. Quindi ’70 e non ‘70.
Il primo giorno del mese sarà sempre espresso in lettere: il primo marzo.
Se l’anno abbreviato si riferisce ad importanti eventi storici, può essere indicato anche in lettere, con l’iniziale maiuscola: il ’48 o il Quarantotto; il ’68 o il Sessantotto.
Se una data ridotta è preceduta da un articolo o da una preposizione articolata che hanno l’apostrofo, il primo apostrofo assorbe il secondo: i moti dell’89; non dell’’89.

Testo: Accenti

Le parole della lingua italiana portano di solito indicazione dell’accento solo se sono tronche (accento tonico sull’ultima sillaba). Tutte queste parole andranno quindi senza accento: ancora, pesca, subito, tranne quei rari casi in cui vi sia un’ambiguità reale non risolta dal contesto.
Va inoltre evitata nel modo più assoluto qualsiasi confusione grafica tra accenti e apostrofi: e’ perche’, verita’, mangero’, piu’, cosi’ al posto delle forme corrette: è, perché, verità, mangerò, più, così.
L’unica eccezione è la terza persona singolare del verbo essere quando sia ad inizio di un periodo, e quindi in maiuscolo: in alcuni programmi di videoscrittura il carattere “È” non è facilmente producibile, per cui è ammesso l’uso di E’.
Ricordiamo inoltre che l’ortografia italiana è piuttosto rigorosa (anche se estremamente semplice) nell’uso degli accenti: a, i, u sono accentate solo con accento grave: à, ì, ù. Forme con l’accento acuto á, í, ú vengono impiegate in altre lingue e saranno limitate a queste. La vocale “e” può portare entrambi gli accenti per indicare due diversi tipi di vocale: è (detta grave oppure aperta di: è, caffè…) é (detta acuta oppure chiusa di: perché, né…).
Bisognerà quindi scrivere propriamente: è, perché, caffè, nonché, né, sé (pronome). Un correttore ortografico dei più comuni programmi di videoscrittura è in grado di segnalare eventuali errori, e quindi consigliamo vivamente di passare tutti i testi al controllo ortografico.

Testo: Abbreviazioni e sigle

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Testo: Rinvii bibliografici e dei siti web

Criteri generali
Si ricorda che i riferimenti bibliografici e quelli ai siti web vengono messi nel corso del testo o in fondo alla citazione infratesto, in parentesi tonda in questo modo:

(Ceronetti, 1979) oppure 

(Ceronetti, 1979, p. 170) oppure 

(Ceronetti, 1979, pp. 170-175) 

(Ceronetti [se l’autore non appare già nel testo o ad apertura della citazione infratesto], <http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/societa/2013/12/27/news/care_donne_abolite_la_parola_femminicidio-74585204/>).

Se gli autori sono più di uno, i loro cognomi vengono separati da un trattino: (Tribe – Jana, 2006) oppure (Tribe – Jana, 2006 pp. 46-47).

Più di tre autori vengono indicati con il cognome del primo autore seguito dall’indicazione in tondo “et al.”:
(Nancy, J. et al., 2007) rinvia in bibliografia a:

Nancy, J. L. – Didi-Huberman, G. – Heinich, N. – Bailly, J. C.,
2007, Del contemporaneo, Saggi su arte e tempo, Milano, Bruno Mondadori)

Qualora si citi o si faccia riferimento più volte alla stessa fonte in successione, la prima occorrenza riporterà l’indicazione autore-data, mentre alle successive sarà sufficiente riportare tra parentesi il numero delle pagine. Se una citazione è tratta dalla stessa pagina della citazione che la precede, sarà sufficiente porre tra parentesi la dicitura (ib.) che va sempre in tondo e sempre abbreviata nel modo indicato.
Esempio in cui vengono impiegate citazioni successive dallo stesso testo:

“L'immagine non consacrata non merita venerazione in quanto inefficace nella sua funzione di collegamento al rappresentato (Freedberg, 2009, pp. 139-140). La cesura del rito, sembra indicare Freedberg, consente la venerazione assorbendo la rappresentazione nel rappresentato (p. 140), eludendo, ma solo formalmente, i problemi relativi al culto delle immagini. Nella pratica, ci evidenzia l'autore, la fusione ha luogo molto spesso (ib.)”.

Traduzioni e casi particolari 
Nel caso di testi con edizioni in più lingue, si deve partire dal testo effettivamente utilizzato e poi far seguire il corredo editoriale della corrispondente edizione originale. Così se si è utilizzata l’edizione italiana, si avrà il seguente andamento:

Freedberg, D.,
2009, Il potere delle immagini. Il mondo delle figure: reazioni e emozioni del pubblico, Torino, Giulio Einaudi; ed. or. The Power of Images. Studies in the History and Theory of Response, Chicago, The University of Chicago Press, 1989.

Se invece si è utilizzata l’edizione originale, l’andamento sarà:

Freedberg, D.,
1989, The Power of Images. Studies in the History and Theory of Response, Chicago, The University of Chicago Press.

Si raccomanda di mettere sempre l’indicazione dell’edizione originale nel caso in cui si utilizzi la sua traduzione in altra lingua. Ovviamente i rinvii nel testo e/o nelle note dovranno indicare l’anno dell’edizione che si è consultata, con numerazione di pagina o di pagine relativa alla stessa edizione. Inoltre, in caso di edizioni successive, queste verranno segnalate nel corso del Testo, delle Citazioni e delle Note, con esponente numerico aggiunto alla data di pubblicazione dell’edizione in questione: 19902

Se si è utilizzata la seconda edizione del testo, procedere così in Bibliografia:

Freedberg, D.,
2009, Il potere delle immagini. Il mondo delle figure: reazioni e emozioni del pubblico, Torino, Giulio Einaudi, 2° ed., 19931; ed. or. The Power of Images. Studies in the History and Theory of Response, Chicago, The University of Chicago Press, 1989.

Qualora si debba fare riferimento a titoli per cui non vi è indicazione dell’autore (numeri di riviste, voci di enciclopedia o dizionario) si porrà tra parentesi il titolo (in tondo) che viene indicizzato nella bibliografia, regolarmente accompagnato dall’anno di pubblicazione.

Immagini

Le immagini vanno inserite con una numerazione progressiva preceduta dal numero del capitolo in cui compaiono (esempio: la terza immagine presente nel primo capitolo sarà indicata come 1.3, dove 1 è il capitolo e 3 il progressivo).
La stessa numerazione va riportata alla fine del testo, prima della bibliografia, nella sezione “fonti iconografiche”. Qui verranno inserite le informazioni relative all'immagine utilizzata (esempio: fig. 1.3 - Hans Holbein il Giovane, Autoritratto, 1542 circa, pastelli su carta, h. 32 cm. x 26 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze)

Bibliografia

La bibliografia generale, che deve essere collocata alla fine della tesi, riporta tutti i testi citati nella tesi, ordinati alfabeticamente in base al cognome dell’autore. Nel caso vengano citate più opere di uno stesso autore, esse vanno ordinate in base alla data di pubblicazione.

Criteri generali
La bibliografia va ordinata in ordine alfabetico crescente (A-Z); i diversi autori sono intervallati tra loro da una riga bianca ed il nome di uno stesso autore è riportato una volta sola.
Esempio:

Freedberg, D.,
1989, The Power of Images. Studies in the History and Theory of Response, Chicago, The University of Chicago Press.

Ceronetti, G.
1979, Il silenzio del corpo. Materiali per studio di medicina, Milano, Adelphi.
2009, Insetti senza frontiere, Milano, Adelphi.

Quando un autore ha il doppio nome (come in alcuni esempi precedentemente proposti) le due iniziali andranno sempre separate da uno spazio.
In caso di edizioni successive, queste verranno segnalate con esponente numerico aggiunto alla data di pubblicazione dell’edizione in questione: ad es. 19902.

Criteri specifici a seconda del tipo di pubblicazione
Per ogni tipologia di testo (libri, articoli, eccetera) si devono seguire le norme seguenti:

Libri - Cognome, Iniziale Nome. Anno, Titolo, Città, Casa editrice.
Esempio:

Ceronetti, G.
1979, Il silenzio del corpo. Materiali per studio di medicina, Milano, Adelphi.

Curatele (ossia, libri “a cura di”) - Cognome, Iniziale Nome. (a cura di) Anno, Titolo, Città, Casa editrice.

Articoli su rivista - Cognome, Iniziale Nome. Anno, “Titolo articolo”, Nome rivista, volume(numero), pagine.
Esempio:

Pomian, K.,
1991, “Il presente futurocentrico”, Sfera, n. 33, pp. 66-73.

Articolo di giornale - Cognome, Iniziale Nome. Anno, “Titolo articolo”, Nome giornale, data senza anno, pagine.
Esempio:

Bocca, G.,
1998, “Uno scatto d’orgoglio”, la Repubblica, 15 maggio, pp. 1-3.

Articoli in volumi collettanei (che raccolgono scritti di autori diversi): Cognome, Iniziale Nome. Anno, “Titolo articolo”, Nome in Iniziale e Cognome esteso curatore (a cura), Titolo libro, Città, Casa editrice, pagine.

Cura di raccolta di saggi di autori/trici diversi/e
L’anno dell’edizione è seguito dalla dicitura “a cura” posta tra due virgole. Per il resto la sintassi di base rimane immutata. Si noti che la convenzione adottata è quella di porre “a cura” e non “a cura di”.
Esempio:

Tribe, M. - Jana, R.,
2006, U. Grosenik (a cura), New Media art, Köln, Taschen.

Opere senza indicazione di autore o di data
Può presentarsi la necessità di riportare in bibliografia opere per cui non si ha indicazione di un autore specifico. In questi casi il titolo prende la posizione dell’autore per l’ordinamento, mantenendo inalterate le altre specifiche.
Ecco alcuni esempi:

NUMERI DI RIVISTE
A volte vengono citati interi numeri di riviste, in questo caso va riportato il titolo intero della rivista (con eventuale sottotitolo), non va posto tra caporali e va specificato l’editore. La rivista andrà posta nella bibliografia in ordine alfabetico:

Public Culture: Bulletin of the Project for Transnational Cultural Studies,
1996, n. 1, University of Pennsylvania.

ENCICLOPEDIA O DIZIONARIO (OPERA COMPLETA)
In questo caso vanno trattati come volumi o raccolte di saggi qualora il testo riporti nel frontespizio un autore o un curatore, altrimenti seguono questo modello:

Enciclopedia della geografia,
1996, Novara, Istituto Geografico De Agostini.

VOLUME DI ENCICLOPEDIA O DIZIONARIO
Vale quanto detto nel caso precedente, ma andrà indicato il volume citato:

Vocabolario della lingua italiana,
1987, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, vol. I.

VOCI DI ENCICLOPEDIA O DIZIONARIO
Nel caso sia indicato l’autore della voce, per esempio:

Pine F.,
1996, “Gender”, in A. Barnard, J. Spencer, a cura, Encyclopedia of Social and Cultural Anthropology, London, Routledge, pp. 253-262.

Se invece l’autore non è indicato, le voci enciclopediche seguono questo modello:

Sahara,
1996, voce di Enciclopedia della Geografia, Novara, Istituto Geografico De Agostini, s.v.

Sitografia

Riferimenti bibliografici a documenti online
Se si citano documenti reperibili in rete il documento può essere trattato come se fosse un articolo in una rivista, usando il nome del sito come se fosse il titolo della rivista. L’indicazione bibliografica dovrebbe avere questa forma:

Cognome, Iniziale Nome. Anno (se disponibile), “Titolo del documento”, Nome del sito e della sezione in cui il documento si trova, data di pubblicazione (se disponibile), <URL>, eventuale formato del file (solo se diverso da HTML - es. file PDF, file RTF, …).

Si ricorda che i riferimenti sitografici (come quelli bibliografici) vengono messi nel corso del testo o in fondo alla citazione infratesto, in parentesi tonda ed il dato di riferimento si limita all’indicazione diretta del sito stesso, in questo modo:

(Ceronetti [se l’autore non appare già nel testo o ad apertura della citazione infratesto], <http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/societa/2013/12/27/news/care_donne_abolite_la_parola_femminicidio-74585204/>).

Inoltre si ricorda che la lista dei siti consultati e/o di riferimento è posta dopo la bibliografia e ne segue i criteri di carattere e di paragrafo.

Non fare riferimento a siti generici, come <http://www.google.it/> o <http://it.wikipedia.org/>, in quanto inutili ai fini del recupero delle fonti.

Se si tratta di un saggio o articolo pubblicato rispettivamente in un sito web o in una rivista in rete, il saggio o l’articolo possono essere messi direttamente in Bibliografia con questa formula:

Selvatico, P.
1859, “Scritti d'Arte”, pp. 195-196: <http://books.google.it/books?id=mHpZAAAAYAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false>.

 

Fonti:

http://biblioteca.luiss.it/guide/come-si-scrive-una-tesi-di-laurea

http://www.tesionline.it/faq/come-scrivere-una-tesi-di-laurea/come-scrivere-una-tesi-di-laurea.jsp

http://www.compilatio.net/uploads/e8957e6dc496c868140916339fe7367d/fichiers/come-si-scrive-una-tesi-di-laurea.pdf

http://users.dimi.uniud.it/~stefano.mizzaro/dida/come-non-scrivere-la-tesi.html

http://docenti.unimc.it/docenti/raffaela-merlini/avvisi/dispensa_tesi_magistrale.pdf

http://arlian.media.unisi.it/DOCUMENTI/NORME%20REDAZIONE%20TESI.pdf

http://www.provalisa.altervista.org/Didattica_Programmi/sussidi_tesisti.pdf

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